Mi piace la sensazione di profonda claustrofobia
in cui annega la mia testa riempita di musica.
Ho fatto sedere i musicisti sulle panche arteriose delle tempie
ed ora suonano per me ininterrottamente
coi loro strumenti di spilli avvizziti.
Dentro,
nella semioscurità rossastra,
la ballerina senza carillon si lamenta incresciosa
danzando in punta sul ciglio del mio cervello.
Vuole rubarmelo quella puttana.
Vuole anche lei la mia dorata follia. La mia corona di musicisti impazziti.
Non sa d'esser figlia soltanto d'un fottuto mal di testa.
Non sa di come, tra pochi minuti,
quando nevicheranno farfalle bianche di silenzio
la farò torcere.